A vigilare sui soldi ai partiti basta la Corte dei Conti

Finanziamento pubblico ai partiti

24-04-2012

Articolo a cura di Damiano Lipani (Lipani & Partners) - Riproduzione riservata.

Il finanziamento pubblico dei partiti è stato eliminato dal nostro ordinamento per volontà popolare con il referendum del 1993. In quell'anno una legge dello Stato ha introdotto una diversa forma di finanziamento, tramite il rimborso delle sole spese sostenute per le elezioni. Negli anni l'ammontare dei contributi pubblici elettorali ai partiti è aumentato, e sono state introdotte ulteriori norme che hanno reso il sistema simile al precedente (e abrogato) finanziamento pubblico.

 

Oggi il tema è centrale, data la necessità di ristabilire la legalità e di contenere la spesa pubblica. I recenti fatti di cronaca hanno evidenziato non solo un costante uso improprio dei contributi pubblici elettorali, ma anche la mancanza di un controllo effettivo da parte dello Stato, nonostante la Corte dei Conti abbia più volte rilevato la sfasatura tra i contributi statali erogati e le spese elettorali in effetti sostenute. Circostanze che hanno rafforzato nei cittadini la volontà di eliminare ogni contributo pubblico ai partiti, come confermano i più recenti sondaggi. Un'opinione ovviamente non condivisa dai politici, i quali ritengono che in tal modo sopravviverebbero i partiti e movimenti con le maggiori disponibilità economiche, lasciando la politica in mano alle lobby, in contrasto con l'art. 49 della Costituzione («Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale»). È però evidente che occorrono correttivi concreti, che rendano efficaci i controlli e definiscano e attuino un sistema di sanzioni. Come evidenziato anche nel Rapporto 2012 sulla corruzione in Italia, stilato a Strasburgo dal gruppo di Stati del Consiglio d'Europa contro la corruzione, il controllo sul finanziamento pubblico ai partiti è solo formale, frammentario e privo di adeguate sanzioni. In Italia tale controllo dovrebbe essere da un lato garantito dalle Camere e dall'altro da un apposito collegio della Corte dei Conti. Ebbene, se il controllo delle prime non può essere efficace in quanto svolto dagli stessi controllati, quello affidato alla seconda è limitato a un controllo sui consuntivi, «relativo alle spese per la campagna elettorale e alle relative fonti di finanziamento».

 

Oggi (finalmente) è all'esame della Commissione Affari Costituzionali della Camera una proposta di legge che prevede l'obbligo per i singoli partiti di avvalersi di società di revisione iscritte all'Albo speciale della Consob; l'istituzione della Commissione per la trasparenza e il controllo dei bilanci dei partiti politici, presieduta dal presidente della stessa Corte dei Conti; l'irrogazione di sanzioni pecuniarie pari a tre volte la misura dell'irregolarità; infine, la pubblicazione del bilancio sui siti istituzionali dei singoli partiti e movimenti politici. Tale proposta ha suscitato pareri contrastanti: secondo alcuni i controlli dovrebbero essere affidati alle sole società di revisione, mentre altri non condividono che il controllo sia rimesso a un organo diverso dalla Corte dei Conti.

 

A quest'ultimo riguardo, il presidente della Corte dei Conti, Luigi Gianpaolino, ha evidenziato che la Corte ha le competenze necessarie, avendo la Costituzione affidatole il compito di vigilare sull'uso, anche da parte di soggetti privati come i partiti, delle risorse pubbliche. Si consideri del resto che i partiti sono stati in alcuni casi importanti assimilati ai soggetti pubblici. Inoltre, ai fini dell'imputazione del danno erariale, non rileva lo status pubblico o privato del soggetto che agisce, ma la natura pubblica delle risorse usate e del danno prodotto. Qui la Corte dei Conti è senza dubbio competente, anche se a utilizzare quelle risorse in modo non conforme all'interesse pubblico sia un privato come un partito politico. Dunque potrebbe già essere attuato l'obbligo di restituzione delle risorse utilizzate in modo non corretto, oppure dei rimborsi di spese non giustificabili o non ben documentate. In mancanza di un'efficiente rete di controlli e di una sua efficace attuazione, dato il bisogno di garantire la legalità e contenere la spesa pubblica, non potrà che riconoscersi come legittimo solo il finanziamento privato dei partiti politici, sul modello americano.



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