Poste, la sfida delle liberalizzazioni
23-05-2011

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L'impianto normativo è pronto, ma i legali hanno dubbi, per esempio sul servizio universale. Si è aperta la gara a occupare fette di mercato nel settore. Entro quest'anno, secondo quanto stabilito dalla terza Direttiva postale, il 94% dell'intero volume postale europeo dovrà essere liberalizzato. Sette paesi hanno già abbattuto il monopolio: Finlandia, Svezia, Gran Bretagna, Germania, Olanda, Estonia e Spagna.

 

In Italia il 23 marzo è stato approvato in Consiglio dei ministri il dlgs di recepimento della direttiva n. 2008/6/CE, che modifica e integra il dlgs 22 luglio 1999 n. 261. Si aprono nuovi servizi, nuove modalità di organizzarli e nuove modalità di disegnare i rapporti giuridici. Per i legali, quindi, si prospettano nuove fette d'intervento. L'interesse è già alto e il provvedimento in corso ha da subito riscaldato gli animi. Diversi i nodi di interesse più discussi. Vediamone alcuni.

 

L'indipendenza del Regolatore Uno dei punti più controversi è l'indipendenza del Regolatore. Il decreto istituisce come Regolatore l'Agenzia nazionale di regolamentazione del settore postale, che, ex dlgs 300 del 1999, è sottoposta ai poteri d'indirizzo e di vigilanza del ministro. Nonostante l'intervento della Commissione Ue che indicava il ministero delle comunicazioni (oggi parte del ministero dello sviluppo economico) come figura di Regolatore non indipendente e perciò non rispondente alle prescrizioni delle direttive postali, il Regolatore introdotto dal decreto continua a presentare profili di dipendenza dall'esecutivo. Adesso la domanda è: l'Agenzia rischia di incorrere nelle medesime censure che la Commissione Ue rivolse all'istituzione del ministero delle comunicazioni come soggetto regolatore, che decretarono la non ammissibilità del ministero nel gruppo dei regolatori postali europei (Cerp) istituito dalla Commissione? Ferma la posizione di Livia Magrone Furlotti, cofondatrice dello Studio Nunziante Magrone. «Dai primi anni 90, quando la Commissione completò l'elaborazione del Libro Verde sui servizi postali, sono trascorsi vent'anni. Neppure dopo questi vent'anni l'Italia ha voluto attuare una effettiva liberalizzazione del mercato», spiega ad AvvocatiOggi.

 

«Rimane un mercato con un grandissimo potere in capo a un Regolatore che è strettamente legato al proprietario del capitale di Poste italiane. L'Agenzia fa, in ultima istanza, capo al ministero dello sviluppo economico e dato che il capitale di Poste italiane è integralmente in mano al Tesoro, è assurdo che il Regolatore che deve disciplinare il mercato liberalizzato sia soggetto all'esecutivo. Il pericolo, quindi, è che, come in passato, la politica del Regolatore favorirà l'operatore del Servizio universale a discapito degli operatori privati». Di soluzione non del tutto soddisfacente parla anche Alberto Pera di Gianni Origoni Grippo & Partners. «Sarebbe stato opportuno avere un'Autorità completamente indipendente. I punti cruciali», spiega Pera, «sono il potere d'indirizzo del ministro, la nomina del direttore generale dell'Autorità e la ripartizione di poteri tra ministero e autorità. Su quest'ultimo aspetto rimane una competenza del ministero in relazione alle licenze individuali, fermi restando i criteri generali fissati dall'Agenzia. E», commenta, «francamente non si comprende come mai il ministero debba avere questa competenza residua. Per quanto concerne i criteri di nomina, l'approvazione delle competenti Commissioni parlamentari sul collegio dei tre dovrebbe garantire autonomia all'Istituto, soddisfacendo le caratteristiche d'indipendenza richieste dalla direttiva. Quanto poi alla definizione dell'Agenzia, questo mi sembra che possa rispondere alle logiche organizzative dell'amministrazione. Diciamo che, quindi, un passo avanti è stato fatto. Restano tuttavia dei margini della direttiva a cui il provvedimento non ha dato soluzioni soddisfacenti. Mi riferisco in particolare al potere del ministero». Critica sul potere d'indirizzo ministeriale anche la posizione di Damiano Lipani, fondatore dello Studio Lipani&Partners. «Senza voler sindacare il grado d'indipendenza dell'Agenzia», dice l'avvocato, «essa probabilmente fornisce un punto di vista interno alle dinamiche che finora hanno regolato il Servizio postale. Per cambiare il mercato c'è, invece, bisogno di un punto di vista esterno, come può essere quello dell'Agcom o Agcm. Due entità che, rispetto all'Agenzia, sono più compatibili con le esigenze della direttiva. Come per ogni cambiamento, tuttavia, c'è bisogno di uno start up. Il giorno dopo l'entrata in vigore di una legge non si può parlare di liberalizzazione ma di avvio di un processo di liberalizzazione. Direi, quindi, che al momento si stanno creando i presupposti perché tale avvio avvenga. Ci sono degli aspetti che sicuramente in futuro dovranno trovare un nuovo assetto. In primo luogo l'Autorità di Controllo dovrà essere resa anche formalmente indipendente. Soprattutto nel momento in cui il mercato sarà veramente pronto a una effettiva liberalizzazione. E questo accadrà quando sarà sciolto anche un secondo nodo: il cosiddetto Servizio Universale».

 

[continua nell'allegato]


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